AVVISO AI LETTORI:

AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

venerdì 9 dicembre 2016

Venerdì del libro (238°): A NEVE FERMA

Cara Lilli,

questo venerdì partecipo all'iniziativa di HomeMadeMamma con un romanzo letto appena qualche giorno fa: A NEVE FERMA, di Stefania Bertola.

Ad Ottobre se ricordi ti ho parlato di Romanzo rosa, sempre della Bertola, in tono non molto entusiastico. In effetti ho quasi subito voluto dare un'altra chance a questa autrice che in passato ho avuto modo di apprezzare (qui e qui, in particolare) e così mi sono dedicata alla lettura di A NEVE FERMA: il risultato è che in parte ho ritrovato il gusto di leggere gli intrecci e le storie un pò sgangherate della Bertola.  

In parte perchè per il resto mi è rimasto addosso un pò il senso di già letto perchè lo stile riconoscibile e caratteristico di questa autrice, stile di scrittura così come proprio tipo di storia, che ai primi approcci mi ha entusiasmato adesso sembra coinvolgermi di meno. E' che leggendo mi è capitato di immaginare già ciò che sarebbe successo perchè ormai un pò conosco quel tipico allegro caos che crea la Bertola nei suoi libri, quel suo girare e rigirare per arrivare alla conclusione, in un piccolo grande universo di personaggi spesso un pò sopra le righe, con quella vena d'ironia e quel tipico passare un pò di palo in frasca da un capitolo all'altro. 

E questo anche se A NEVE FERMA è in realtà stato scritto prima di altri suoi romanzi che mi hanno conquistata un paio di anni fa, ma per me è arrivato dopo, per cui...

In A NEVE FERMA la Bertola è comunque riuscita a scrivere una storia molto carina, ambientata nel mondo della pasticceria. Tra giovani cuoche più o meno dotate, tra chi vuol fare strada realmente in quell'ambito e chi vorrebbe fare tutt'altro, tra amori nati e inseguiti da una vita o da pochi giorni...con un prestigioso concorso di alta pasticceria e un libro di ricette scritto in un codice da decifrare a fare da nucleo del caos specifico di questo romanzo.

Una lettura gradevole, per staccare la spina e distendersi tra un biscotto e una tazza di tè o di cioccolata calda. 

Personalmente comunque credo che, a partire da adesso, attenderò un pò di tempo prima di prendere in mano un altro libro di questa autrice, così da creare se possibile nuovamente quell'attesa intrigante per questo suo tipo di storie.



I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI


martedì 6 dicembre 2016

Biscotti "Chicchi di caffè al cioccolato"

Cara Lilli,

al volo ti lascio oggi una ricettina  presa in prestito dalla mia amica Seddy,  del blog Cuore di sedano: è una food blogger che ho sempre ammirato e che anche stavolta non mi ha deluso perchè ho provato i suoi biscotti "Chicchi di caffè al cioccolato" e sono davvero buoni!

La preparazione è semplice, il risultato gustoso e in più simpaticissimo esteticamente parlando :-)

Ho seguito passo passo la ricetta originale tranne che per l'uso dell'amido di mais, che non avevo in casa e quindi io ho adoperato solo farina 00. 

Bando alle ciance, ti riporto fedelmente ciò che scrive Seddy sul suo blog:


Ingredienti per 6 persone:

165 g di farina 00

50 g di amido di mais

40 g di zucchero a velo

90 g di cioccolato fondente

1 tazzina di caffè forte ristretto
 
120 g di burro

essenza di vaniglia

latte

1/2 cucchiaino di caffè macinato in polvere
 

Note: la preparazione è senza uova.


Procedimento
1. Fare fondere a bagnomaria il cioccolato fondente spezzettato. Disporre il burro morbido a tocchetti in una terrina, unire lo zucchero a velo e amalgamare bene. Quando il composto risulta omogeneo e vellutato unire il cioccolato fuso intiepidito, il caffè forte, che deve essere anch'esso tiepido e l'essenza di vaniglia.

2. Setacciare la farina, l'amido di mais e il caffè in polvere e unire a piccole dosi al composto, amalgamando bene dopo ogni aggiunta. Se l'impasto risultasse troppo consistente, si può unire un goccio di latte. Compattare il composto con le mani e mettere in frigo il panetto avvolto nella pellicola per 30 minuti o 15 minuti in freezer (non di più altrimenti assumerebbe una consistenza troppo dura). Una volta trascorso il tempo di riposo, prelevare una noce di composto, rotolarla fra le mani ben fredde, quindi appiattire e fare in modo di ottenere una forma ovale.

3. Collocare l'ovale ottenuto su un foglio di carta da forno posto sulla teglia del forno e incidere lungo la sua linea mediana utilizzando il fianco di una forchetta appena inumidita, in modo da simulare così un chicco di caffè. Ripetere l'operazione allo stesso modo per gli altri biscotti fino a esaurimento del composto.

4. Mettere i biscottini in forno caldo a 190° e cuocere per circa 11-13 minuti. Toglierli dal forno, lasciare raffreddare senza toccarli. Trasferire su una gratella farli raffreddare e servire. Conservare in un contenitore ermetico.


Ed eccoli, i miei biscottini...non sono perfetti come quelli di Seddy, che assomigliano ancora di più ad un chicco di caffè e sono più alti quindi più tipo dolcetti proprio, ma posso assicurarti che il sapore era molto buono!

CARINI, VERO? :-)

Restano belli friabili anche dopo due giorni, io li ho conservati in una scatola di latta che era proprio un contenitore di biscotti acquistati precedentemente.

Che dire? Buon appetito, Lilli!


mercoledì 30 novembre 2016

Pesciolini

Cara Lilli,

e chi lo avrebbe detto? Non ho più due bambini per figli bensì due...pesciolini :-)

Lei, la pesciolina più grande, ha avuto sempre abbastanza timore dell'acqua (è timorosa un pò in tutto, diciamocelo...) ma grazie prima alle lezioni di acquaticità fatte due anni fa e poi alle lezioni in gruppo con la sua classe dallo scorso anno, cioè dalla terza elementare, ora ha acquistato fiducia e, pur non avendo ancora imparato a nuotare senza supporti galleggianti, sta in acqua alta, fa dei tuffi, fa intere vasche avanti e indietro anche sul dorso, usa finalmente gli occhialini e immerge anche la faccia nell'acqua quando occorre... 

Molto del merito va a lei e alla sua forza di volontà, certo, ma diamo a Cesare quel che è di Cesare e in questo caso diamo a J. quello che è di J. : il giovane istruttore che segue la classe della monella ha avuto la sensibilità, la pazienza, l'intelligenza per capire la monella e prenderla per il verso giusto; l'ha spronata, seguita passo passo, sgridata se necessario, le ha parlato a quattr'occhi ogni volta che lei manifestava ansia o si agitava...e l'ha premiata quando ha visto dei buoni risultati.

Dovevi vedere gli occhi brillanti di gioia della monella quando la scorsa settimana è tornata dalla piscina esclamando: "Ho ricevuto una bella sopresa, un regalo!". L'istruttore J. le ha donato una simpaticissima cuffia a forma di pesciolino, gialla a righe nere, con tanto di pinnetta sopra :-) e questo piccolo gesto l'ha resa felice e l'ha fatta sentire gratificata, con tutti gli effetti benefici che ne derivano.

Basta poco a volte, non trovi? Eppure non tutti lo capiscono, non tutti sono come J., che poteva benissimo limitarsi a fare il minimo indispensabile e lasciare che la monella sguazzasse nella piscina bassa, avendo già tutti gli altri bambini della classe a cui badare, senza doversi scervellare su come coinvolgerla e come aiutarla a superare le sue paure.

Invece lui ci ha messo passione e impegno e il sorriso della monella che si è tuffata in piscina con la sua nuova cuffia-pesciolino l'ha ricompensato di certo!

Foto scattata dalla maestra di sostegno della monella...però PRIMA che avesse in dono la cuffia-pesciolino

Eccola, la cuffia - pesciolino :-)

E il monello? Lui ora si che è un altro bel pesciolino :-)

Perchè dopo i primi 4 mesi di TMA (Terapia Multisistemica in Acqua) in cui non si rifiutava del tutto di andare, ma certo non collaborava gran che e comunque arrivava sempre piangendo, da alcune settimane ha cambiato atteggiamento: non più lacrime, anzi desiderio di entrare in acqua; non più tipo "cozza avvinghiata allo scoglio" con la sua terapista-istruttrice, ma più sicuro di sè anche solo col tubo galleggiante o la tavoletta. E più sorridente e collaborativo, anche nelle soste a bordo piscina tra una traversata e l'altra, studiate per dargli modo di aumentare i tempi di attesa e di restare allo stesso momento in relazione con la terapista, grazie a piccole attività ludiche.

Da un mesetto gli abbiamo anche preso una muta azzurra e celeste a mezze maniche e mezza gamba e ora è più rilassato di certo perchè soffriva un pò il freddo, specie nell'ultima parte della lezione. Che carino che è quando la indossa!

Foto scattata da me al monello in acqua :-)

Sono contenta, Lilli, per tutto questo. E spero che i miei pesciolini impareranno presto anche a nuotare sul serio...il che, al di là degli aspetti  strettamente terapeutici, è una cosa bella e importante già di per sè ;-)


venerdì 25 novembre 2016

Venerdì del libro (237°): LE COSE CHE NON SO DI TE

Cara Lilli,

è di nuovo venerdì e io partecipo all'niziativa di HomeMadeMamma parlandoti di un romanzo che ho letto recentemente proprio grazie al suggerimento dato in precedenza da Paola di HomeMademamma: LE COSE CHE NON SO DI TE, di Christina Baker Kline.

Un libro che mi ha fatto scoprire una realtà che ignoravo e di cui forse si parla poco, quella dei "treni degli orfani" che nell'America della seconda metà dell'800 e poi nei primi decenni del '900 trasportavano bambini orfani, appunto, da una città all'altra in cerca di una sistemazione presso famiglie che in realtà spesso cercavano più dei lavoranti in erba che non dei figli. 

Una bambina irlandese emigrata con la famiglia negli Usa in cerca di fortuna poco prima della Grande Depressione del 1929, rimasta poi orfana affronta la trafila del viaggio su uno di quei treni e del passaggio da una famiglia affidataria ad un'altra, tra fatiche, privazioni, umiliazioni e prove durissime prima di trovare una certa serenità.

E' lei, Vivian, che alla veneranda età di novant'anni stringerà un'amicizia particolare con Molly, un'adolescente ribelle e stravagante, che condivide con lei la storia di un'infanzia difficile e dei vari tentativi falliti di trovare una famiglia affidataria. 

Il racconto del loro incontro e delle vicende personali di Molly si alterna con quello dell'infanzia e della giovinezza di Vivian, in un fluire di emozioni che devo dire all'inizio non mi avevano coinvolto tantissimo ma che si son fatte sempre più vive e percepibili con lo scorrere delle pagine.

La tenerezza di quest'amicizia che fa bene al cuore di entrambe le protagoniste è il nucleo del romanzo ed è anche la chiave di svolta per le loro vite, in special modo per Vivian, che troverà il coraggio di affrontare un punto oscuro del suo passato.

Un libro che mi è piaciuto quindi, pur se ho due note da fare: mi ha lasciato un pò perplessa la scelta dell'autrice di scrivere in prima persona i capitoli in dedicati all' infanzia e alla giovinezza di Vivian e in terza persona quelli del presente diciamo, quindi della storia di Molly e dell'incontro di questa con Vivian. Forse è stata proprio questa differenza che all'inizio mi ha fatto vivere in modo un pò più distaccato la lettura dei capitoli su Molly. 

L'altra nota è che ho avvertito una sorta di fretta di concludere a partire da un certo punto in poi, con passaggi in verità molto delicati affrontati in poche pagine, arrivando al finale (peraltro molto bello) con la sensazione che manchi qualcosa. Avrei apprezzato un capitolo in più magari, ecco.  

Ciò non toglie che consiglio la lettura di questo romanzo, per credere ancora nell'amicizia e nelle possibiltà che la vita dà di riscattarsi e trovare un'insperata felicità anche quando sembra tutto perduto.





I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI