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AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

venerdì 23 febbraio 2018

Venerdì del libro (263°): LA VERITA' SUL CASO HARRY QUEBERT

Cara Lilli,

oggi per seguire l'iniziativa di HomeMadeMamma voglio parlarti di un romanzo che ho finito da poco di leggere: LA VERITA' SUL CASO HARRY QUEBERT, di Joel Dicker.

Sono arrivata un pò in ritardo a leggerlo, nel senso che è di qualche anno fa ed ha avuto un grandissimo successo. Tanto che adesso ne hanno tratto anche una serie TV.

Ebbene, ora posso finalmente dire la mia in proposito: questo romanzo è un bel mattoncino di 775 pagine o giù di lì, ma devo dire che l'idea di fondo è interessante, con il ritrovamento del cadavere di una ragazza quindicenne scomparsa più di 30 anni prima e la conseguente accusa di omicidio mossa ad un famoso scrittore (l'Harry Quebert del titolo) ormai anzianotto, che poi viene aiutato in ogni modo da un suo ex allievo dell'università, scrittore a sua volta salito in vetta al gradimento dei lettori dopo il primo romanzo di grande successo e caduto in crisi di ispirazione per il suo secondo romanzo.

Come prima sensazione, d'impatto, posso dire che poteva essere un buon libro e che nonostante delle ripetizioni e dei capitoli che mi sono apparsi superflui io l'ho letto nel giro di pochi giorni.

Però poi non ci siamo, Lilli: dopo aver "digerito" la lettura e aver fatto sedimentare le riflessioni che mi ha suscitato, il tutto mi è parso molto mediocre.

Superficiale, innanzitutto, il rapporto su cui si fonda gran parte della storia, cioè quello tra l'Harry Quebert ultra trentenne e la quindicenne Nola, perchè anche se viene sbandierato come  un amore immenso, bellissimo, fulminante, poi non c'è un solo passaggio del libro che approfondisca sul serio questo legame, solo frasi smielate e banalità al limite del credibile, quanto meno vista l'età di lui.

Poi anche il resto dei personaggi, quasi tutti abitanti ad Aurora, anonima cittadina di provincia, non è ben tratteggiato. Ripenso ai vari passaggi e a certe evoluzioni dei personaggi stessi e anche in questo caso trovo delle stonature e dei comportamenti anche non spiegati a dovere.

E poi quel voler affannarsi nell'ultima parte del libro a far spuntare un presunto colpevole dietro l'altro, con l'intento di creare tensione e attesa per il finale vero e proprio, ha avuto l'effetto contrario su di me: mi ha tolto entusiasmo, desideravo arrivare al termine quasi meccanicamente.

Poi non ho trovato neppure troppo interessanti e originali le aperture dei vari capitoli con gli scambi di battute tra Harry Quebert e il suo ex allievo Marcus Goldman sull'essere scrittore e sui trucchi del mestiere.

Quindi, inevitabilmente, il mio giudizio nel complesso è negativo. Proprio perchè ho trovato buona la premessa poi alla fine mi è parsa un'occasione mancata da parte dell'autore, secondo me, per scrivere un bel thriller convincente.

Se vai a cercare recensioni in rete vedrai che molte sono entusiastiche e questo ci sta, perchè ognuno ha un suo metro di giudizio, ma ho riscontrato anche delle opinioni simili alla mia che hanno messo il dito nelle stesse piaghe, diciamo. 

Forse dovrei vedere la serie TV, quando e se arriverà in Italia ( ma suppongo di sì). Chissà se nella trasposizione andrà a guadagnarci o meno...







I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI


martedì 20 febbraio 2018

Alleria

Cara Lilli,

anche oggi, come ieri, sta piovendo. Non forte, ma insistentemente, in modo sottile, umido.

Quando le giornate sono così grigie, uggiose... quando sembra quasi sera anche ad ora di pranzo... scatta dentro di me una molla. Quella molla che controlla il meccanismo di apertura del lato più malinconico di me, quello che tendo a tenere ben chiuso lì, in un angolo di cuore, ma che chiede spazio ogni volta che può.

Perchè lo sai, tu che mi conosci bene, che volente o nolente io sono così

Non è vera tristezza. E' una sensazione che non si spiega bene a parole. E' un modo di essere... di sentirsi fragile, ma anche pronta a tirare fuori le unghie, a cercare il bello e il buono in tutto ciò che c'è intorno... persone, cose, eventi.

Perchè la felicità è preziosa e non è cosa da dare per scontato e acquista un valore ancora più cristallino e grande quando laggiù, nell'anima, si ha il doppio fondo che cela quella malinconia innata.

E mentre ti scrivo, per assecondare ciò che vibra in qualche modo nell'aria umida adesso, sto ascoltando un brano tra i miei preferiti in assoluto del grande Pino Daniele...

Alleria...





"Passa 'o tiempo e che fa
tutto cresce e se ne va,
passa 'o tiempo e nun
vuò bene cchiù.

Voglio 'o sole
pe' m'asciuttà,
voglio n'ora
pe' m'arricurdà.

Allerìa, pe' 'nu mumento te vuò scurdà
che hai bisogno d'alleria,
quant'e sufferto 'o ssape sulo Dio.

E saglie 'a voglia d'alluccà,
ca nun c'azzicche niente tu,
vulive sulamente da`:
e l'alleria se ne va...

Passa 'o tiempo e che fa
se la mia voce cambierà,
passa 'o tiempo e nun te cride
cchiù, nonono

e ti resta solo quello che non vuoi
e non ti aspetti niente perchè lo sai
che passa 'o tiempo ma tu non cresci mai....

E saglie 'a voglia d'alluccà
ca nun c'azzicche niente tu,
vulive sulamente da`:
e l'alleria se ne va..."




P.S.: ha contribuito di certo a questa mia esigenza di riascoltare qualcosa di Pino un post di Mariella, che è su Massimo Troisi in realtà ma che ha ricordato anche il grande cantautore napoletano, amico fraterno di Troisi stesso...


venerdì 16 febbraio 2018

Venerdì del libro (262° ): VITA DI PI

Cara Lilli,

torno a scrivere di libri partecipando all'iniziativa di HomeMadeMamma e ti propongo un romanzo letto poche settimane fa, divenuto famoso grazie anche al film che ne è stato tratto: VITA DI PI, di Yann Martel.

Io il film non l'ho visto, ma posso dirti che la lettura del libro mi ha ispirato dei pensieri e delle sensazioni non facili da descrivere, specie se non si vogliono svelare i particolari della storia e la conclusione soprattutto. 

La sinossi tratta da anobii è questa:

<< Un ragazzo e quattro animali alla deriva nell'oceano Pacifico, unici superstiti di un tragico naufragio. La loro sfida è la sopravvivenza, nonostante la sete, la fame e la furia del mare. Tempo pochi giorni e, della zebra ferita, dell'orango e della iena non resta che qualche osso cotto dal sole. A farne piazza pulita è stata la tigre con cui Pi, giovane indiano senza più famiglia, è ora costretto a dividere i pochi metri di una scialuppa. Contro ogni logica, il ragazzo decide di ammaestrarla. Con l'ingegno, con la forza di uno spirito caparbio e visionario Pi affronta la sua grande avventura. Ed è un viaggio straordinario, appassionante e terribile, ispirato, spiazzante, ironico e violento, che trascina il lettore fino all'attimo in cui il sipario si leva sull'ultimo, agghiacciante colpo di scena. E se le cose non fossero andate affatto come Pi vuole farci credere? Acclamato come un nuovo classico dalla critica inglese e americana, Vita di Pi è un libro unico, miracolosamente sospeso tra realismo e magia, un po' romanzo di avventura e un po' favola surreale dall'inattesa e sconvolgente anima nera.>>


Che si trattasse di un libro molto originale mi è stato chiaro fin dall'inizio. Mi è piaciuto anche se non mi ha esaltato al punto di dargli le 5 stelline, forse per via di alcuni passaggi più lenti e capitoletti che ho trovato noiosi. Ma è senza dubbio un romanzo che mi sento di consigliare.

A fine lettura, anche discutendone con un amico, mi sono ritrovata a comprendere dove volesse andare a parare l'autore con questa che è in realtà una metafora della vita in generale, della lotta per la sopravvivenza spinta fino al limite, della crudeltà che ci circonda, della ricerca forse vana di un Ente Supremo. Ma allo stesso tempo mi è rimasta addosso anche quella prima sensazione, più irrazionale, provata d'impulso leggendo e cioè che l'autore non chieda in definitiva al lettore di scegliere ma lasci che resti nel dubbio su cosa sia veramente accaduto. 

Affascinante il rapporto tra Pi e la tigre, da qualunque punto di vista lo si voglia guardare e qualsiasi significato gli si voglia dare. E' quello che regala maggiori emozioni, dal loro incontro al loro addio.

Mi sono ripromessa di vedere il film, anche se come sai temo sempre il confronto tra libro e trasposizione cinematografica. Non so quindi se davvero poi lo farò. Ma mi piacerebbe, comunque, conoscere il giudizio anche per sommi capi di qualche altra persona che ha letto il libro o visto il film.




I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI

mercoledì 14 febbraio 2018

Cara maestra...

Cara Lilli,

io oggi scrivo a te, come sempre, ma questo post con la mente e il cuore lo vorrei indirizzare ad una persona che ha segnato (in positivo) la mia infanzia: la maestra Olimpia.

Sto pensando tanto a lei da ieri, da quando ho accompagnato nel pomeriggio i monelli alla festa in maschera organizzata dal comitato scolastico: la scuola è stata chiusa lunedì e martedì, ma appunto nel pomeriggio di ieri c'è stata questa festa.

E io ho subito ripensato a quando alla scuola elementare ci andavo io, nella prima metà degli anni '80, e il martedì grasso non era chiusa. Però la mia maestra, la cara maestra Olimpia, quella mattina non faceva lezione ma ci lasciava liberi di giocare e mascherarci, portare coriandoli e stelle filanti, chiacchiere e dolci vari preparati dalle nostre mamme e le bibite.

Era un bel momento. Semplice ma allegro.

La maestra Olimpia era anzianotta, portò noi fino in quinta e poi andò in pensione. Era severa, ma giusta. Pretendeva molto da noi ma anche tanto premiava chi si impegnava. 

Aveva un fisico rotondetto e non era molto alta, ma non per questo trascurava le ore di educazione fisica durante la settimana, anche se non avevamo una palestra a disposizione poichè dopo il terremoto del 23 novembre 1980 facevamo lezione in dei locali adibiti a scuola che si trovavano a piano terra di un palazzo. Se era bel tempo, poi, invece che in quelle aule di fortuna ci portava a fare esercizi all'aperto nel cortile sul retro.

Ci teneva tantissimo che noi bambini leggessimo e probabilmente (anzi, sicuramente) anche a lei, oltre che ai miei genitori, devo l'amore per la lettura fin da quegli anni piccoli. Amore che, come ben sai, è poi cresciuto con me. 

E poi diceva che dovevamo anche tenerci informati, specie quando eravamo ormai più grandicelli, in quinta. Perciò in quell'ultimo anno del primo ciclo scolastico aveva stabilito un appuntamento settimanale con la lettura dei quotidiani. Era l'ora di "cronaca". Poi come assegno a casa dovevamo scegliere uno degli argomenti trattati negli articoli che avevamo letto in classe e scrivere una sorta di articoletto nostro. 

L'ultimo giorno della quinta elementare le organizzammo noi bambini, con l'aiuto delle mamme e dei papà che si erano messi a disposizione, una festa di addio, giacchè come ti ho detto poi sarebbe andata in pensione. Mettemmo in scena uno scketch in cui spiegavamo come tutti noi, suoi alunni, eravamo preparatissimi per l'esame di licenza elementare proprio perchè era stata lei a condurci al meglio durante quegli anni passati insieme, ad insegnarci tanto e bene.

Non era un tipo emotivo o facile alle smancerie, ma si commosse molto quella mattina!

Quanti ricordi... quante cose si potrebbero dire di lei.

Io so solo che non l'ho mai dimenticata e mai la dimenticherò.